I veterinari scrivono a Gentiloni: no al prezzo eccessivo per farmaco antiepilettico per cani

«Il costo dei medicinali per gli animali deve esse sostenibile per tutti, non possono esistere prodotti con prezzi ingiustificati come il Soliphen 60 mg», il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani Gaetano Penocchio interviene, inviando una missiva al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, sull’immissione in commercio di questo farmaco a prezzi ritenuti troppo elevati. Lo scorso 31 luglio la ditta Dechra che produce e commercializza il Soliphen, specialità ad uso veterinario per l’epilessia canina a base di fenobarbitale, ne ha nuovamente annunciato la disponibilità, a partire da 1 agosto.

Non si tratta, fanno notare i medici veterinari, di una questione di poco conto poiché l’epilessia canina è estremamente diffusa, e l’utilizzo dei farmaci che ne attenuino le crisi prevede un trattamento a vita. Cosicché l’impiego del Soliphen, che ha la peculiarità di essere registrata per soggetti con peso superiore ai 6 kg, è potenzialmente molto diffuso, «ed il suo prezzo non può non essere sostenibile – spiega Penocchio – L’attuale costo del farmaco veterinario è stato fissato in euro 9,90 (dopo un prezzo iniziale di euro 16, poi ribassato a euro 13,40) per un costo a milligrammo di principio attivo pari a euro 0,00275 contro il corrispettivo ad uso umano di euro 0,00075, quindi resta quasi 4 volte in più rispetto al farmaco per uso umano».

«I numeri appaiono chiari -spiega una nota della Fnovi- e la professione vorrebbe evitare la permanenza del prodotto nel mercato a queste cifre, anche perché, per legge, il medico veterinario è obbligato a prescrivere un farmaco ad uso veterinario a fronte di pesanti sanzioni». La Federazione dei veterinari del resto ha anche chiesto all’azienda produttrice di conoscere le ragioni che sottendono la determinazione del prezzo di vendita al pubblico del Soliphen, ma senza riscontro. «L’eccessivo costo dei farmaci veterinari salvavita – riprende Penocchio – suscita indignazione. La determinazione dei prezzi è lasciata al mercato, senza alcun intervento della politica con la conseguenza che questo genere di farmaci finiscono per costare anche 10 volte più di quelli per uso umano, pur contenendo lo stesso principio attivo».

«Una società civile che considera gli animali da compagnia componenti della famiglia – prosegue Penocchio – non può tollerare che diritti condivisi, quali la libertà terapeutica, l’accesso alle cure, la salute e il benessere degli animali, soccombano di fronte ad una decisione univoca di aziende di produzione e distribuzione e possano venir spazzati via da un unico principio: il loro ritorno economico, per quanto lecito». La Fnovi chiede al Governo, pertanto, di attivare una linea di indirizzo e di ascolto delle sollecitazioni che giungono dalla professione veterinaria e dalla società civile e si riserva, con il supporto legale di esperti in materia, di verificare le azioni più indicate e le sedi europee idonee cui trasmettere le proprie considerazioni, a tutela dei pazienti e della dignità della professione.

Fonte: Articolo tratto interamente da – lastampa.it

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