“Così addestro il mio Maverick a diventare un cane eroe”

“Così addestro il mio Maverick a diventare un cane eroe”

Alessandro Dalvit e il suo quattrozampe possono essere chiamati per i terremoti in qualsiasi parte del mondo: «Non è un lavoro ma una passione»

Alessandro Dalvit con il suo cane Maverick durante i mondiali per cani da soccorso in Austria

Gennaio 2016. Un boato rompe il silenzio di una valle del Trentino, non lontano da Folgaria. L’esplosione è causata da una fuga di gas. Di una villetta di tre piani rimangono solo macerie, polvere e fumo. Lì sotto da qualche parte ci sono i cadaveri di due uomini. Li trova un cane, Maverick, guidato dal trentino Alessandro Dalvit, il suo istruttore.

Non sempre le cose vanno come si vorrebbe. Nella cronaca dell’esplosione in Trentino l’epilogo è tragico. Ma ogni giorno Maverick si allena per salvare le persone e diventare un eroe. Segue le orme di Muttley, un altro cane che prima di lui – con lo stesso istruttore – è diventato fra i più bravi soccorritori in Italia e al Mondo. Muttley è oggi in pensione ma in passato è stato fra le macerie di Accumoli in provincia di Rieti, fra i primi a intervenire dopo il terremoto nell’estate del 2016.

Maverick è un pastore belga malinois di quattro anni e mezzo. Nei giorni scorsi è arrivato sesto ai mondiali per i cani da soccorso in Austria. È operativo da quando ha due anni. Davanti ha un futuro da eroe, ma ogni intervento – anche quello più faticoso – per lui è sempre un gioco.

«È così che ci addestriamo – spiega Dalvit –. Dobbiamo accompagnare ogni intervento con dei premi. Per il cane deve essere sempre un divertimento». Quando si allenano, Alessandro e Maverick hanno con loro uno stereo e delle casse. A tutto volume si sentono i rumori delle ruspe, le urla delle persone, le sirene dei soccorsi e il frastuono dei crolli improvvisi. «Il cane si abitua così a intervenire in scenari realistici. Associa le situazioni di stress ai premi che riceverà per il suo lavoro».

«Quando interveniamo nelle zone di emergenza veniamo visti come degli eroi: le persone ci percepiscono così. Pensano: “Adesso arrivano e risolvono tutto”. Però non sempre è facile, soprattutto quando intorno vedi tanto dolore, la cosa più difficile è mantenere la concentrazione. Non deludere le aspettative del cane che è felice, nonostante la fatica, proprio perché sa che riceverà un premio per il suo impegno».

Oggi Maverick è abilitato per l’operatività internazionale. Fa parte delle poche unità cinofile – sono cinque in tutta Italia – che possono essere chiamate a intervenire per un terremoto in qualsiasi parte del Mondo. «Poteva accadere per esempio in Messico nei giorni scorsi – spiega Dalvit –. Non ci hanno chiamati per la distanza geografica: ci sono altre unità cinofile più vicine. Però a livello teorico poteva succedere, noi eravamo pronti».

Per rientrare fra i soccorritori internazionali, Maverick e Alessandro hanno dovuto superare una selezione durata due giorni, con 12 interventi di ricerca in cui sono state testate anche le abilità veterinarie, logistiche e tecniche. Perché i due devono essere autonomi, pronti per qualsiasi scenario d’emergenza. Ogni settimana ci sono due incontri serali per addestrare il cane all’obbedienza, altri due per la ricerca. E poi ogni weekend è dedicato all’allenamento.

«Ci vuole una passione infinita per gli animali, altrimenti non lo fai – dice Dalvit –. La mia storia con i cani è iniziata quindici anni fa, come qualsiasi neofita. Avevo appena preso un cane e avevo deciso di addestrarlo per renderlo più disciplinato. Da lì non ho smesso più. Ma no, questo non è il mio lavoro. Ho una ditta che produce serbatoi per il vino. Tutto quello che riguarda gli animali è un hobby: al massimo mi ripago le spese con qualche seminario o facendo l’istruttore qui in Trentino. Ma nessun guadagno. È una passione, nulla di più».

Fonte: Articolo tratto interamente da – lastampa.it

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