TROPPE RICHIESTE DI ATTENZIONE (1° parte)

TROPPE RICHIESTE DI ATTENZIONE (1° parte)

Quando un cane chiede troppe attenzioni può significare che ne riceve troppo poche, o che, a causa della sua fragilità, ha bisogno continuamente di avere la conferma che un suo comportamento riesce ad indurre il proprietario a smettere di fare ciò che sta facendo e dare a lui tutta l’attenzione. Così questi cani finiscono per strumentalizzare alcuni comportamenti, che loro sanno essere funzionanti, per avere l’attenzione del proprietario, anche se ciò significasse essere sgridati o peggio, perché per un cane che ha bisogno di attenzione persino l’arrabbiatura del proprietario e il suo fare minaccioso sono meglio di niente.

Questa insistenza può essere aggravata dall’imprinting non corretto del cucciolo, o perché è stato tolto troppo presto dalla madre, o a causa della lascività di quest’ultima. Questi cuccioli non hanno avuto nessuna indicazione di quando si poteva avere attenzione e quando no, né di quali erano i comportamenti appropriati per ottenerla, così il cucciolo si trova a dover scoprire autonomamente cosa funziona e cosa no.

Per attirare attenzione i cani possono saltare sui proprietari, dare piccoli colpi con la testa o con il corpo, tirare i vestiti, mordicchiare mani, rubare oggetti o iniziare a distruggerli, abbaiare contro di loro, eliminare in luoghi inappropriati e ben in vista.

E’ bene ricordare che richieste di attenzione ossessive sottendono ad un disagio che sta vivendo il cane, che provoca ansia: in questo caso la soluzione del problema consisterà non solo nel fargli capire i giusti comportamenti ma individuare possibilmente cosa provoca questo stato d’animo ed applicare i correttivi necessari a stemperare questo stato ansioso, cosi che il cane riesca a gestire efficacemente gli stimoli che riceve dai proprietari e dall’ambiente, e non abbia continue aspettative negative.

In ogni caso non spingete via l’animale se non scende di propria iniziativa, dite “No!” e fatelo scivolare a terra.

È importante non spingere giù il cane e non allontanarlo usando i piedi perché i cani lo interpretano come un gioco, non un rimprovero; possibilmente evitate di alzarvi da sedie, divani perché il cane vedrà che comunque è riuscito a farvi alzare, quindi il suo comportamento è servito a qualcosa.

L’ostacolo maggiore al risolversi di questo fastidioso comportamento è la nostra tendenza ad allungare sistematicamente una mano e toccare il cane ogni volta che ci sfiora.

Aspettate che si sieda da solo; se succede lodatelo e coccole. Altrimenti chiedetegli di sedersi, poi lode perché si è seduto. Non ripetete questa richiesta per lungo tempo però, altrimenti il cane imparerà a saltarvi addosso per indurvi a chiedergli di sedersi ed avere coccole ed attenzione; ripetetelo giusto qualche volta perché abbia la possibilità di capire cosa funziona e cosa no.

Se finita l’interazione riparte alla carica possiamo ripetere il tutto se si tratta di un cucciolino, altrimenti necessita di un time-out (molto utili i “box”), o di uno stimolo avversativo.

Ricordate che la peggior punizione per un animale che chiede tanta attenzione è essere separato da voi.

Fondamentale, per ogni componente del gruppo del cane, è essere coerenti e costanti, il cane deve vedere che nel suo branco ci sono regole oggettive, non soggettive, per una evidente difficoltà del cane a capire cosa va bene e cosa no, e perchè un gruppo di soggetti nel quale ognuno fa di testa propria non è un branco, non è un sistema governato da regole comuni, quindi anche il cane farà….di testa sua.

(a sabato prossimo per la 2° parte)

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